Sono il Dr. Nasini Guido, Psicologo e Psicoterapeuta specializzato nel sostegno psicologico ai bambini e alle loro famiglie.
Ricevo nel mio studio a Perugia e offro uno spazio di ascolto per questa fascia d'età.
Mi occupo di problematiche emotive, disturbi del comportamento, ansia e difficoltà legate ai disturbi specifici dell'apprendimento (DSA).
Ogni bambino merita un luogo sicuro dove sentirsi accolto, compreso e valorizzato.
INFANZIA: UN'ETA' DI SCOPERTA
Lo sviluppo del corpo e dei sensi
Nei primi anni di vita sino all'ingresso nella pre-adolescenza (10-12 anni), il bambino attraversa passaggi fondamentali per la sua crescita fisica e motoria.
In questo periodo impara a compiere movimenti sempre più complessi: dai gesti più ampi, come correre o saltare, fino a quelli più fini e delicati, come impugnare una matita, allacciare le scarpe o costruire piccoli oggetti.
Pian piano sviluppa equilibrio, coordinazione e una maggiore precisione nell'uso delle mani e del corpo in generale.
Parallelamente, anche i sensi si affinano: il bambino diventa più attento ai suoni, ai colori, alle luci, alle consistenze e alle sensazioni.
Queste esperienze quotidiane lo aiutano a conoscere sé stesso e il mondo che lo circonda.
Un ambiente stimolante, ricco di giochi, relazioni e occasioni di esplorazione, sostiene questo naturale processo di sviluppo.
Al contrario, la mancanza di esperienze adeguate può rendere più lenta o difficile la maturazione di alcune abilità motorie o percettive.
Per questo, offrire al bambino tempo, spazi e stimoli vari e adatti alla sua età significa favorire una crescita armoniosa e serena.
Come crescono mente e parole
Durante l'infanzia il linguaggio cresce a una velocità sorprendente.
Ogni giorno il bambino impara nuove parole, inizia a formare frasi sempre più complete, a raccontare piccole storie e a capire meglio ciò che gli viene detto.
Non è solo il vocabolario ad arricchirsi: cresce anche la capacità di esprimere emozioni, desideri e pensieri in modo più chiaro.
Accanto al linguaggio, anche il pensiero compie grandi passi avanti.
Il bambino impara a classificare oggetti ("questo è un frutto, questo è un gioco"), a risolvere piccoli problemi pratici, a capire i legami di causa ed effetto ("se verso l'acqua, il bicchiere si riempie").
Inizia così a dare ordine e significato al mondo che lo circonda.
In questo percorso, però, possono comparire alcune difficoltà legate ai disturbi specifici dell'apprendimento (DSA), come la dislessia (difficoltà a leggere), la disgrafia (difficoltà a scrivere) o la discalculia (difficoltà con i numeri e i calcoli).
Queste non sono mancanze di impegno o di intelligenza: si tratta di modi diversi di funzionare della mente.
Riconoscerle in tempo e intervenire presto è fondamentale: aiuta il bambino a non sentirsi "meno capace degli altri", a proteggere la sua autostima e a vivere con più serenità il percorso scolastico.
Con il giusto sostegno psicologico e psicoterapeutico, ogni bambino può trovare la propria strada per apprendere e crescere con fiducia.
IL MONDO INTERNO DEL BAMBINO
Regolazione emotiva: Le prime emozioni
I bambini vivono le emozioni in modo molto intenso e differente tra di loro: possono essere felicissimi in un momento e arrabbiati o tristi poco dopo.
Questo accade perché non hanno ancora tutti gli strumenti per gestire ciò che provano e spesso queste li travolgono.
È normale, infatti, che facciano fatica a calmarsi da soli, a spiegare cosa sentono o a trovare le parole giuste per descrivere le loro paure.
Tra le esperienze più comuni ci sono l'ansia da separazione (quando si staccano dai genitori per andare a scuola o restare con altre persone), il timore del buio o di rumori forti, la paura di figure immaginarie o di animali, oppure l'insicurezza di fronte a cambiamenti come il trasloco, la nascita di un fratellino o l'ingresso in una nuova classe.
Questi vissuti sono parte naturale della crescita e, nella maggior parte dei casi, tendono a ridursi con il tempo.
Tuttavia, se ansie e paure diventano molto forti o durano a lungo, possono influenzare la vita quotidiana del bambino: disturbare il sonno, ridurre l'appetito, portare a rifiutare la scuola o limitare il gioco con gli altri.
In questi casi è importante non sottovalutare i segnali e offrire un sostegno adeguato.
Un aiuto prezioso viene dall'adulto: con un atteggiamento empatico, paziente e rassicurante è possibile insegnare al bambino a dare un nome a ciò che prova ("Potresti essere arrabbiato?", "Non è che hai provato paura?"), a sentirsi compreso e ad avvicinarsi gradualmente a strategie più sane per affrontare le emozioni.
Il mio ruolo consiste nell'aiutare a comprendere e riconoscere tali emozioni e ad esprimerle in modo adeguato: si tratta di un passo fondamentale per crescere sereni e sicuri di sé.
La costruzione dell'autostima: tra sicurezza e fragilità
Crescendo, il bambino inizia a scoprire i propri punti di forza e i propri limiti.
A scuola, nel gioco o con gli amici può sentirsi orgoglioso per un successo oppure deluso da un insuccesso.
Sono esperienze naturali, che lo aiutano a costruire l'immagine di sé.
In questi momenti il ruolo degli adulti è decisivo: un incoraggiamento sincero e realistico lo sostiene, mentre critiche troppo dure o lodi esagerate possono minare la sua fiducia.
Il bambino ha bisogno di sapere che sbagliare è parte della crescita e non mette in discussione il suo valore.
Un sostegno affettuoso e costante ed un intervento per renderlo consapevole dei propri limiti, lo aiuta così a sentirsi capace, a tollerare le difficoltà e a confrontarsi con gli altri con più serenità.
CRESCERE...
Il bambino in relazione ai genitori
La famiglia è il primo e più importante punto di riferimento per un bambino.
È in questo spazio che impara a sentirsi al sicuro, ad affidarsi agli altri e a costruire i primi modelli di relazione.
Quando il legame con i genitori è stabile e affettuoso, il bambino sviluppa un attaccamento sicuro: una base solida che gli permette di esplorare il mondo con maggiore fiducia e serenità.
Nei primi anni di vita, i genitori hanno anche il compito di fare da "regolatori esterni" delle emozioni del figlio.
Con la loro sensibilità e disponibilità, lo aiutano a calmarsi quando è agitato, a trovare conforto quando ha paura, a contenere rabbia e frustrazione.
Grazie a questo sostegno, il bambino impara poco a poco a riconoscere i propri stati d'animo e a gestirli in modo più equilibrato.
Se però la comunicazione in famiglia si interrompe o diventa conflittuale, il bambino può sentirsi smarrito e senza punti di appoggio.
In questi casi possono comparire segnali di disagio, come comportamenti oppositivi, eccessiva impulsività o tendenza a isolarsi.
Riconoscere presto questi segnali e ristabilire un dialogo sereno aiuta il bambino a ritrovare fiducia e sicurezza.
Il bambino, i compagni e la relazione tra essi
Il gioco è molto più di un passatempo: è il modo principale attraverso cui i bambini imparano a stare con gli altri ed a esplorare il mondo.
Giocando insieme ai coetanei, scoprono regole fondamentali della vita sociale come il rispetto dei turni, la cooperazione, la capacità di condividere, di gestire i conflitti e di mettersi nei panni dell'altro, sviluppando così l'empatia.
Le prime amicizie, anche se semplici e spesso legate a momenti di gioco, hanno un grande valore: offrono al bambino la possibilità di sperimentare cosa significa sentirsi parte di un gruppo, appartenere a un "noi" e non solo a un "io".
Tuttavia, quando un bambino incontra molte difficoltà a inserirsi, viene escluso frequentemente o tende a rifiutare il gioco con gli altri, questi comportamenti possono essere segnali da osservare con attenzione.
A volte si tratta solo di timidezza o di tempistiche più lunghe per inserirsi, ma in altri casi possono indicare un inizio di isolamento o ritiro sociale.
Intervenire presto, con ascolto e sostegno, aiuta il bambino a non sentirsi solo e a vivere le relazioni in modo più sereno e positivo; nel mio studio a Perugia posso offrirti supporto psicologico proprio per sostenerti in questo momento delicato.
IMPARARE AD IMPARARE
Abituarsi...all'inizio della scuola
L'inizio della scuola è una tappa cruciale nella vita di ogni bambino.
Significa entrare in un mondo nuovo, con regole da rispettare, orari da seguire, compiti da svolgere e adulti non familiari (insegnanti) con cui confrontarsi ogni giorno.
È un cambiamento importante che richiede al bambino di sviluppare nuove capacità: concentrarsi più a lungo, organizzarsi nei compiti e mantenere viva la motivazione.
Per molti bambini questo passaggio avviene in modo naturale, anche se con qualche normale difficoltà iniziale.
Per altri, invece, può essere più faticoso.
Rifiutare di andare a scuola ogni mattina, mostrare ansia marcata, avere mal di pancia o mal di testa ricorrenti, o rifiutarsi di fare i compiti, possono essere segnali che meritano attenzione.
Non sempre si tratta di un problema grave: spesso sono fasi transitorie legate all'adattamento.
Ma quando queste difficoltà si ripetono o diventano troppo forti, è importante chiedersi se dietro ci sia un disagio più profondo.
Le responsabilità...ad esempio i compiti
Pur non avendo ancora un vero e proprio "lavoro", il bambino inizia presto a ricevere piccoli incarichi che hanno un grande valore educativo.
Portare il materiale a scuola, aiutare in casa, occuparsi di un animale domestico o prendersi cura di una pianta sono esperienze semplici, ma fondamentali.
Attraverso questi compiti, il bambino impara che anche il suo contributo è importante, sviluppa senso di responsabilità e comincia a organizzare meglio il proprio tempo.
Ogni traguardo raggiunto, anche il più piccolo, diventa una fonte di orgoglio e di fiducia in sé stesso, accrescendo l’autostima ed il senso di appartenza.
Affrontare le difficoltà, provare e riprovare fino a riuscire, insegna che l'impegno porta risultati.
Questo rafforza non solo le competenze pratiche, ma anche la convinzione interiore di "essere capace".
E proprio questa fiducia diventa un seme prezioso per affrontare le sfide future con più sicurezza.
LE PAURE SI ESPRIMONO ATTRAVERSO I COMPORTAMENTI...A COSA PORRE ATTENZIONE
Bambini difficili: cosa significa davvero
In alcuni bambini possono comparire difficoltà comportamentali più evidenti e persistenti.
Può trattarsi di atteggiamenti di opposizione continua verso le regole, episodi di aggressività, forte disattenzione o impulsi difficili da controllare.
Questi comportamenti non sono semplici "capricci": quando diventano molto frequenti, intensi e finiscono per ostacolare le relazioni con la famiglia, gli insegnanti o i compagni, è importante considerarli come possibili segnali di un disagio più profondo.
Qui subentra il mio ruolo di psicologo e psicoterapeuta, poiché un intervento mirato può fare la differenza, aiutando il bambino a trovare strategie più adeguate per esprimersi e gestire le proprie emozioni.
Un esempio è il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), che può manifestarsi già nei primi anni di scuola con difficoltà di concentrazione, agitazione o comportamenti impulsivi.
Segnali emotivi da non sottovalutare
A volte i bambini possono mostrare segnali che meritano attenzione particolare.
Un ritiro sociale improvviso, il rifiuto di stare con gli amici o di partecipare ad attività che prima amavano, una tristezza che sembra non passare o un'ansia molto forte possono indicare che qualcosa li sta facendo soffrire.
Anche cambiamenti nel corpo e nei comportamenti quotidiani possono essere spie importanti: difficoltà a dormire, irritabilità frequente, perdita di appetito o al contrario un'alimentazione molto selettiva e rigida.
Questi segnali non vanno letti come semplici "capricci", ma come possibili modi in cui il bambino comunica un disagio che non sa ancora esprimere con le parole.
Se questi sintomi durano per settimane o mesi, è importante non sottovalutarli.
Chiedere un aiuto esterno può fare la differenza: attraverso il mio supporto psicologico permetto al bambino di sentirsi compreso e sostenuto, evitando che la fatica diventi troppo grande da affrontare da solo.
COME PUO' AIUTARE UNO PSICOLOGO
Valutazione e diagnosi
Lo psicologo effettua una valutazione attenta e adatta all'età del bambino, osservandone i comportamenti, il modo di esprimersi e le difficoltà che emergono.
Questo permette di distinguere se si tratta di fatiche momentanee, legate a particolari fasi di crescita, oppure di problematiche che richiedono un intervento più mirato.
La valutazione non è un momento isolato, ma un primo passo importante: serve a capire come sta davvero il bambino e ad avviare un percorso il più possible adeguato.
Con il tempo, un monitoraggio costante aiuta a verificare i progressi e ad adattare gli interventi alle sue necessità, offrendo un supporto concreto e personalizzato.
Interventi mirati e trattamento
Il percorso può prevedere incontri individuali con il bambino, pensati per offrirgli uno spazio sicuro dove esprimersi e imparare nuove modalità di affrontare le difficoltà.
Quando necessario, lo psicologo può ritenere opportuno coinvolgere anche la famiglia del minore, previo consenso del ragazzo/a, ovviamente con la finalità di sostenere al meglio la situazione e creare un clima relazionale più sereno. Se il consenso di questo non perviene sarà descrizione del clinico valutare la gravità della situazione.
Allo stesso tempo, diventa importante collaborare con la scuola e con gli insegnanti, così da rendere l'ambiente educativo più favorevole e accogliente, quando la situazione, valutata dallo psicologo, lo ritiene opportuno.
Contatta il Dr. Nasini Guido per aiutare tuo figlio: un sostegno concreto per l'infanzia
Se tuo figlio mostra segnali di ansia, ritiro sociale o difficoltà scolastiche, non aspettare: contattami.
Come Psicologo e Psicoterapeuta a Perugia, offro anche percorsi online per rendere l'aiuto più accessibile.
Il mio obiettivo, come Dr. Nasini Guido, è accompagnare i bambini e le famiglie a superare le difficoltà, sostenendo la crescita emotiva e scolastica con professionalità ed empatia.